Soggetto : impazienza.
Lo so che è tanto che non scrivo, ma sono qui in attesa della giusta ispirazione per spiegare tutto ciò che è spiegabile, e nascondere tutto quello che si deve.
Intanto, potrei alimentare la vostra curiosità dicendo che ho una notizia bomba, bellissima, che mi esalta da morire... ma è troppo presto per parlarne, aspettate ancora un po', vi assicuro che ne leggerete delle belle...
Soggetto: come un treno può farti perdere la pazienza.
Ieri sera c'era da festeggiare il compleanno di un suo amico, quindi devo raggiungere Carpaneto, o almeno Fiorenzuola. Punto sulla seconda ipotesi, se non altro perchè in treno ci metto neanche 40 minuti.
Dopo un pomeriggio di preparazione psicologica, perchè vedere tutti i suoi amici, insieme, in un'unica stanza un po' preoccupa (ma la sera, nonostante le premesse, è andata davvero molto molto molto meglio del previsto -compresa la mezza idea del capodanno e la rivalutazione di qualche suo amico...), ma si deve andare. E quindi vado. Di corsa a prendere il mio trenino alle 18:26, che mi fa correre per la paura di perderlo, ma che arriva con i suoi bellissimi 9 minuti di ritardo.
Poi si arriva a Piacenza, esattamente alle 18:49, perfetto. Da lì, sullo stesso treno sarei dovuta ripartire alle 18:57. Voi direte "e di che ti lamenti?!". Mi lamento. Sono lì, abbastanza tranquilla e poco rilassata, guardo fuori dal finestrino e mi accorgo di una cosa inquietante : il mio treno partirà con 20 minuti di ritardo. Scattano maledizioni a non finire, perchè non è proprio concepibile : "sono a Piacenza, seduta sul treno che dovrebbe portarmi a Fiorenzuola... e allora, perchè dovrebbe essere in ritardo di 20 minuti". Seguono nuovi attimi di nervosismo, finchè non mi accorgo che alle 19:10 sarebbe partito un altro treno per Fiorezuola, proprio a due binari dal mio. Vado, salgo sul treno in perfetto orario. Sono lì, poco tranquilla e sempre meno rilassata, guardo fuori dal finestrino e mi accorgo di una cosa inquietante : il mio treno partirà con cinque minuti di ritardo. No, allora mi prendono proprio in giro. In ogni caso, il primo treno che avrei preso sarebbe comunque partito dopo il mio "nuovo" treno. Decido di rimanere lì e guardare i treni che passano. Che passano, passano. E che succede?! L'altro treno, quello che sarebbe dovuto ripartire con 20 minuti di ritardo, parte, inspiegabilmente e io sono ancora lì, a Piacenza.
Siamo partiti, sono arrivata lamentandomi e borbottando a Fiorenzuola, con lui che mi aspettava sorridente e io che sembravo uscita da un film dell'orrore. Ora ditemi, con che coraggio io dovrei riprendere un treno?!
Soggetto : la pazzia dilagante. (il titolo non doveva essere questo, of course, ma hanno chiesto di cambiare...)
Ieri ho gli ho dato la dimostrazione che proprio a posto a posto non la sono, tanto che a metà serata ha avuto il coraggio di dirmi bisbigliando "No, dai che mi metti in imbarazzo", questo solo perchè quando vedo la gente che mi fissa divento insopportabile. Saltello, urlo, faccio i dispetti. Una scimmia urlatrice.
E poi mi faccio male, sarà che non sto mai ferma, quindi una testata di qua, un pugno di là. Sono riuscita a scontrare il mio naso con la sua spalle destra e poi il mio occhio contro, penso, la sua testa. Così, perchè volevo fargli i dispetti. (sì, perchè non sopporta i pizzicotti)
Così lui se n'è tornato a casa ridendo e si è svegliato ancora, ridendo, pensando alle pagliacciate che riesco a fare, e a ttute le cose stupide che riesco a dire.
Sì, ma non era proprio di questo che volevo parlarvi, ma dei visitatori del mio blog. Ebbene, ho controllato le provenienze, e in particolare, le chiavi di ricerca che portano al vecchio blog. Sono ancora sconvolta. La maggior parte trovano il blog digitando "serata romantica" e fin qui non c'è nulla di cui preoccuparsi. C'è anche "proverbi di carpaneto", impressionante, ma solo perchè c'è qualcuno che davvero li sta cercando e "una frase carina per lasciarsi", certo, perchè è sempre bello sapere che c'è gente che cerca frasi CARINE per lasciarsi... Poi, però c'è qualcosa che mi ha lasciata senza parole, qualcuno ha trovato il blog digitando "chi è chi ca**o"....non chiedetemi perchè, ma è così...
Soggetto : "Dottore che sintomi ha la felicità?!" Mi fido di te, L. Jovanotti
La fatica di svegliarsi la domenica mattina, presto, perchè c'è un'altra partita, quindi altro tifo da fare. Il problema principale è che la situazione peggiora, sempre di più.
La prima partita non sapevo nemmeno da che parte guardare, per chi tifare, "a che diavolo serve quella porta?!"... cose così. Piano piano si imparano le regole, si inizia a guardare un po' meglio, un po' più consapevolmente e cambia un po' tutto. Prima mi limitavo a guardare la partita in silenzio, applaudire per le mete e, beh, era anche troppo.
Invece, questa stagione è iniziata con il derby, con la sottoscritta superesaltata. Ebbene, oggi nell'ordine : urlavo, incitavo, sbraitavo contro l'arbitro, seguivo ogni singola azione (intendo, su e giù per il campo...), mi disperavo, mi attaccavo alla rete e spiegavo le regole a Gemini. Lo ammetto : sono presissima.
Il caldo sole di ottobre, aspettare il moroso stanco e contento, guardare un pezzetto di Piacenza-Forlì e tornare a casa di corsa, perchè c'è ancora un pomeriggio da passare insieme.
Anzi, no. Il tempo di tornare a casa, mangiare di corsa e lui già sulla strada di casa, imprevisto dell'ultimo minuto, come troppo spesso succede in questo periodo. Sì, lo so che non è direttamente colpa sua, però il mio dispiacere si trasforma sempre un po' in rabbia, perchè già il tempo per stare insieme è poco se poi funziona così... (o non funziona...)
Beh, sopravviveremo anche a questo, intanto buona serata a tutti.
Soggetto : correttezza.
Amo leggere gli altri blog e commentare. Commento senza aver paura di quello che dico o scrivo, avendo il coraggio di parlare senza nascondermi. Quindi avviso che qualsiasi commento volutamente anonimo (anche solo la firma finale è ben accetta) verrà cancellato. Sottolineo SOLO se anonimi, questo esclude dalla censura commenti, che possono anche essere offensivi, purchè l'autore sia palese.
Questo perchè, a mio parere, chiunque si voglia nascondere, merita di rimanere nell'ombra della sua ignoranza (sempre seguendo il consiglio di G.G).
Il post più tranquillo qui sotto.
Soggetto : visi universitari.
La mattina senza le solite compagne, quelle con cui condividi ogni giorno, ogni viaggio in treno, con cui inizi a condividere lo studio e anche i momenti di svago. La mattina in cui, durante demografia, ti guardi intorno e ti accorgi che l'università è diversa, diversissima dal liceo. Ci sono centinaia di persone, con cui magari non hai mai parlato, che ti guardano, ti sorridono, ti salutano. Il buongiorno la mattina rimbomba in ogni aula. Non importa chi sia, l'importante è che condivida quel corso, un esame, quel professore che proprio non sopporti.
Allora c'è una ragazza, comunemente chiamata "la stordita". Sempre con la testa chissà dove, sempre con domande inutili da fare. Quella che appena può corre da un professore a chiedergli qualsiasi cosa, basta parlare con il prof di turno. Quella che se ne esce, almeno una volta per ogni lezione, con domande inutili, che lasciano sorpresi anche i professori, che fanno ridere, per l'insensatezza. "Sì, ma xxx era lo stesso che era nell'anno xyz?!" e la prof che risponde "Veramente è passato quasi un secolo, quindi no".
Poi c'è quell'altra con quella vocina odiosissima, stridula. Sentirla parlare per trenta secondi fa quasi male, ma poi scambi con lei due parole e scopri che dietro quella voce c'è una personcina gentile, che ogni mattina ti accoglie con un sorriso e un "Buongiorno", che si offre di portarti quel libro che ti serve, che sbuffa come fai tu quando la prof di demografia strilla per niente. Anche lei, e le figure imbarazzanti "Prof, scusi non ho capito l'ultima cosa", "Non ho ancora spiegato nulla."
C'è il ragazzo di Brescia, che si riconosce dall'accento. Quello che quasi non puoi vedere, perchè ricordi dell'anno scorso, di quanto casino faceva a statistica mentre tu cercavi di capire qualcosa. Lui che rideva, che strillava, che parlava, con il suo vocione, tu che a fatica capivi cosa diavolo potesse essere lo scarto quadratico medio. Inizia il secondo anno, pensi che non sappia nemmeno che frequenti con lui perchè è troppo pieno di sè e invece... invece t'incontra davanti all'aula e ti dice "Ciao, io non entro...dentro lì si sta come in gabbia...".
C'è Laura, con cui ho parlato due volte, forse tre, ma l'hai capito subito che è un tipo stravagante. Un'artista, una pittrice, che non sa nemmeno lei cosa ci fa a scienze politiche. E' carina e sempre allegra, mai vista imbronciata, mai scortese. Sempre un saluto per tutti, un "Come stai?Come hai passato il week-end?" che ti riempiono la giornata, fa sempre bene sentire che c'è qualcuno che non parla sempre solo di studio.
Un po' di volti che incontro ogni giorno, non so chi siano, cosa facciano, cosa sia la loro vita al di fuori dell'uiniversità, so solo che sono lì, con me, e con me trascorrono metà delle loro giornate.
Soggetto : "Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima" A. Einstein
Premetto che oggi non sono in vena di cosine carine e simpatiche, stasera il mio personaggio è acido, quanto uno yogurt scaduto da anni.
Di persone stupide ce ne sono tante, troppe forse. Tra queste ci sono quelle che sanno di esserle e tacciono, si chiudono nel loro piccolo mondo, oppure si impegnano per uscire da quel circolo vizioso in cui sono entrati. E dico : apprezzabili, ammirabili, da stimare. Applauso.
Poi ci sono quelli che si credono furbi. La razza peggiore. Tra questi c'è la particolare categoria dei "rompiballe da blog", quelli che commentano anonimamente, lasciando insulti a casaccio. Scatenano tutta l'ira del mondo, meritano risposte pungenti e, qualche volta, di essere censurati. E dico : uno schiaffone. Fischi.
C'è di peggio!? Sì, quelli che lasciano commenti anonimi, ma sono facilmente identificabili. Come?! Lasciano commenti su altri blog, a pochi minuti di distanza, sempre anonima, ma chiaramente identificabili. Modo di scrivere utilizzato più volte, stesse abbreviazioni, stesso tutto insomma. E dico : a calci nel sedere per almeno una settimana. Pomodori.
Sorgono spontanee un po' di domande : perchè tanta cattiveria gratuita?! E soprattutto, ma sapete il significato della parola intelligenza?! O almeno di rispetto?! Nel caso la risposta alle ultime due sia no, prendete il dizionario.
Un consiglio : crescete.
E se qualcuno si ritenesse offeso...
Soggetto: anniversario.
Dopo discussioni e discussioni (simpatiche) abbiamo stabilito di comune accordo: è il 30. Quindi era ieri (si, ci sarebbe qualche critica, ma quel che è fatto è fatto, non si cambia il passato).
C'era la sorpresa, solo per lui. Perchè mi sono documentata, ho cercato e ricercato e il destino mi ha dato una manina grande. Una partita di rugby, non una qualsiasi, le due squadre più forti d'Italia. Se qualcuno, ieri, verso le 4, avesse visto su Sky il Calvisano vincere contro il Treviso, dovrebbe sapere che noi c'eravamo, a fare il tifo, a ridere.
Era sorpreso, contento, agitato. Gli occhi di un bambino che guarda il suo sport preferito, così come si deve giocare. Commentava, spiegava, sorrideva alla mia ignoranza in materia. Urlava, simpatizzava con un consigliere del Calvisano... che non si sa mai che lo notino. Lui era felice e io ancora di più. Non per la partita in sè, perchè io e il rugby ci conosciamo da poco, ma perchè era quello che lui avrebbe voluto...quindi quello che io dovevo rendere possibile.
Poi il B&B vicino a Mantova, carino. Con i gattini e l'altalena, con le coccinelle, l'acqua solfurea e il copriletto scaldante.
Mantova, di notte. Le lucine che illuminavano il lago, i cigni quasi invisibili nel buio, la strada lunghissima per arrivare in centro, la cena sotto le stelle. E lui, dolcissimo, che mi vede barcollare sui tacchi e che decide di portarmi sulle sue di spalle, quelle che per un anno hanno sorretto la mia stanchezza, quelle su cui ho pianto e ho sorriso.
Di nuovo nel B&B, ancora coccole, coccole, coccole e regali. Non parlo dei regali, perchè il regalo più bello che ho ricevuto quest'anno è stato passarlo insieme a lui. Poi la notte infinita, guardarlo dormire tranquillo, sentirmi al sicuro accanto al mio ometto meraviglioso.
La mattina, il bacio del buongiorno, vestirsi di corsa perchè siamo sempre in ritardo. In ritardo per dove?! Per Piacenza, per un'altra partita di rugby, il derby. Quella partita a cui lui avrebbe rinunciato per me, con la solita dolcezza. Non mi ha detto nulla, non mi ha detto "è il derby", mi ha ripetuto "una partita", perchè nel suo ordine di priorità il rugby viene dopo.
Volevo che fosse felice, volevo fare quello che per lui era meglio. Ha giocato, hanno rischiato di vincere, in 12 contro 15. Per il mio piccolo campione questo e altro. Il mio desiderio era quello di passare a Mantova tutta la mattina, di girare in bicicletta, di passeggiare, e lui sarebbe stato felicissimo di questo. L'ho visto arrivare sul campo, l'ho visto soddisfatto dopo la partita, ho visto il suo allenatore fiero di lui, ho sentito i suoi compagni fare il tifo, l'ho visto cadere e rialzarsi, arrabbiarsi e festeggiare. Cosa penso?! Ho fatto la scelta giusta.
Dire che sono contenta, ora, è riduttivo. Dire che ho imparato a conoscerlo, ad amarlo ogni giorno di più, a capirlo, forse, è banale. Potrei semplicemente dire che a volte non credo che tutto questo sia possibile, che ho trovato un angelo, non un uomo. Per quest'anno tutti i miei desideri sono stati realizzati... perchè tutti siamo alla ricerca di qualcosa, io cercavo solo un piccolo angolo di paradiso...